
Tecnocrazia e politica democratica
- Posted by Mauro Scardovelli
- Date 19 Settembre 2026
- Categorie CHI SIAMO, COMPRENDERE LA COSTITUZIONE, IL BLOG
Parole come tecnocrazia, nichilismo e relativismo possono sembrare astratte. Eppure entrano nella nostra vita ogni volta che una decisione importante viene affidata a un linguaggio che non comprendiamo. Questo testo invita a guardare dietro l’autorità degli specialisti e a chiederci che cosa accade alla democrazia quando il sapere perde il contatto con l’insieme e con il sentire umano.
Il filo di questo percorso attraversa il sapere per riportarlo al servizio della persona. Dapprima, lo scontro tra neoliberismo e democrazia mostra come psicologia, economia, medicina e politica possano generare autonomia oppure dipendenza: la distinzione tra Ius e Lex diventa così una chiave per riconoscere giustizia e dominio. Successivamente, lo Ius ricompone il sapere chiarisce la necessità di superare la frammentazione specialistica attraverso una visione aperta e unitaria. L’articolo conclusivo della serie, quelo di oggi, porta questa riflessione sul terreno politico: quando gli esperti non dialogano più con le persone, la tecnocrazia prende il posto della partecipazione democratica (N.d.R.).
Esploriamo adesso lo stretto rapporto che esiste tra specialismo, nichilismo, materialismo e relativismo. Il nichilismo viene dal latino nihil, che significa niente, nulla. Nichilismo, nell’accezione negativa di Nietzsche, vuol dire: niente in cui credere, nessuno scopo, nessun senso, nessun valore.
Il materialismo significa che tutto è materia, come i sassi. Noi umani siamo come sassi, frammenti meccanici complicati in un universo freddo, grigio, meccanico, senza direzione, senza senso, in cui domina il caso. Tutto è destinato a morire, a finire nel nulla. Certamente non esiste qualcosa come lo spirito o l’Anima che sopravvive alla morte del corpo fisico. Sono solo superstizioni.
Il relativismo ci rimanda ai valori. Ogni cultura umana ha i suoi di riferimento: non esistono valori universali, non esiste un’etica universale. Basta studiare la storia: ogni civiltà ha avuto i suoi valori. Quindi, non esiste lo Ius, ma solo la Lex.
Che cosa hanno in comune queste prospettive? Provate a indovinarlo. Tutte si ritengono più evolute, più moderne, più intelligenti di quelle che le hanno precedute. Insomma, condividono l’idea di costituire un avanzamento, un progresso scientifico e filosofico dell’umanità.
È vero? È così? Se davvero avessero segnato un avanzamento del pensiero umano dovremmo essere più umanizzati, più giusti, più egualitari, più empatici, meno preda di doppi legami che producono sofferenza. Invece l’unico avanzamento che ha avuto luogo riguarda l’incremento di ricchezza materiale, peccato sia destinato a finire presto per esaurimento delle risorse non rinnovabili della Terra. Inoltre si tratta di un arricchimento che riguarda una parte minoritaria dell’umanità.
Per il resto, la fame nel mondo non sta diminuendo, come non stanno diminuendo le guerre e lo sfruttamento dei più forti sui più deboli. Condividiamo a livello planetario la globalizzazione neoliberista, caratterizzata dal predominio della finanza e del profitto su tutti gli altri valori.
Il neoliberismo ha vinto sul costituzionalismo, l’oligarchia sulla democrazia. L’Ego ha vinto sull’Anima, la Lex ha vinto sullo Ius. Ecco il nucleo che accomuna le quattro concezioni sopra analizzate. In particolare va sottolineata la relazione tra specialismo e neoliberismo, perché l’economia neoliberista premia gli specialismi. Lo specialista, in qualsiasi settore, viene pagato di più, gli viene attribuito più valore, cosa che potrebbe essere sensata se egli, prima di essere esperto in un particolare settore, fosse dotato di una visione d’insieme. Ma non è così. Lo specialista conosce a fondo un frammento della realtà isolato da tutti gli altri oggetti, considerati anch’essi frammenti. Ciò che manca è la visione del tessuto connettivo, di ciò che tiene unito l’insieme. Manca la visione dell’unità di tutte le cose.
La visione del mondo frammentato e meccanico non è che la proiezione sul mondo esterno della frammentazione presente nel mondo interno psichico. E la visione separativa è la caratteristica fondamentale dell’Ego. L’Ego non può cogliere lo spirito, l’anima delle cose, perché è separato da tutto ciò che c’è: dal mondo esterno, dagli altri, persino da se stesso, ossia dal proprio inconscio. L’Ego non conosce l’elefante e quindi sostiene che non esiste.
Ecco, lo specialismo autoreferenziale è incompatibile con la democrazia. Lo specialista si rivolge solo ai suoi colleghi, non esiste dialogo tra lo specialista e la persona comune. Egli utilizza un linguaggio tecnico, freddo, anaffettivo, staccato dal sentire: il linguaggio dei tecnocrati ai quali noi affidiamo la nostra vita in tutti i campi. Con la svolta neoliberista, la tecnocrazia ha preso il posto della politica democratica.
Riferimenti bibliografici

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Giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph.
Dal 2006 si occupa a tempo pieno di formazione, incontri terapeutici, supervisione, ricerca.
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