
Lo Ius ricompone il sapere
- Posted by Mauro Scardovelli
- Date 12 Settembre 2026
- Categorie Anima, Ego, IL BLOG
Capita di sentirsi intrappolati in relazioni, regole o linguaggi che aumentano la confusione invece di aiutarci a comprenderla. Accade nella vita privata, nel lavoro e persino quando ci affidiamo agli esperti. Queste pagine invitano a osservare ciò che separa il sapere dall’esperienza umana e a riscoprire una conoscenza capace di mantenere insieme giustizia, consapevolezza e cura.
Lo Ius e la fine della sofferenza
Nel precedente articolo (Lo scontro tra neoliberismo e democrazia) abbiamo introdotto il concetto di doppio legame, che può essere considerato origine di ogni sofferenza umana. Si tratta di un esercizio di potere-dominio egoico, quindi di ingiustizia e di Lex. Il doppio legame si scioglie grazie all’esercizio animico della giustizia riparativa, quindi di Ius: fine dell’ingiustizia, fine delle ferite d’amore, fine della sofferenza.
Semplice da capire, alla portata di tutti. Sapere democratico, non specialistico. In queste poche righe, abbiamo già attraversato diverse discipline: la filosofia, l’etica, la spiritualità, il diritto, l’economia, la medicina, la politica, l’educazione e altre ancora. Non ci siamo lasciati fermare dai muri solitamente eretti tra di esse. Nel prossimo paragrafo, approfondiremo il tema dello specialismo come forma di malattia mentale, patologia egoica che ci rende ottusi e nemici gli uni degli altri.
Lo specialismo
Il sapere specialistico, separato da una visione d’insieme, è un abito mentale assai pericoloso. Rende sempre più complicato e incomprensibile ai non specialisti ciò che potrebbe essere semplice e comprensibile a tutti84. Così, anziché incrementare la consapevolezza, favorendo l’evoluzione dell’umanità, contribuisce a ridurla, portando a una regressione della cultura e del pensiero.
Non dico che gli specialisti siano consapevoli di questo. Al contrario: essi in genere credono di svolgere una funzione utilissima per il progresso umano. Specialismo e tecnologia sono imparentati. Come si fa a sostenere che la tecnologia comporta un regresso? Ovviamente non intendo dire questo. Non sto parlando dello specialismo e della tecnologia tout court, ma dello specialismo e della tecnologia egoica, priva di una visione d’insieme, il cui movente profondo non è certo la generosità o il dono di sé, ma la conquista di posizioni privilegiate. Quindi un ossequio alla Lex e un dispregio dello Ius, che si risolvono in un incremento di doppi legami e di sofferenza umana non necessaria.
L’io-ego degli specialisti non sa nulla dei loro moventi profondi, come la famosa mosca che crede di guidare un elefante. Gli specialisti sono le prime vittime del sistema da essi generato. La loro psicologia, complicata e incomprensibile, non dà loro strumenti adeguati a comprendere neppure se stessi. Ma di ciò essi non si accorgono. Essi costituiscono un’élite, dotata di poteredominio sugli altri. Meno visibile, certo, meno palese del potere politico, finanziario o militare, ma sempre di potere si tratta, anche quando il potere stesso diventa il loro oggetto di studio. Dio ci liberi da certi libri che spiegano come funziona il potere!
Migliaia di questi scritti non hanno spostato di un millimetro l’ago della bilancia a favore dei più deboli e oppressi. Non possono farlo perché i loro autori, specialisticamente formati, hanno imparato ad anestetizzarsi dall’umana sofferenza, chiudendo il cuore e nutrendosi di astrazioni. E questo trasuda dai loro testi e dalle loro parole. «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio.» Ricchi sono i potenti, i privilegiati, in qualsiasi settore. Ciò non vuol dire che essi non soffrano. Soffrono come tutti gli umani di sofferenza innecessaria, o nevrotica. Ognuno ha la sua. C’è però una via che porta alla fine della sofferenza, e non è quella da loro seguita e imposta agli altri, che da essi dipendono.
Riferimenti bibliografici

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Giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph.
Dal 2006 si occupa a tempo pieno di formazione, incontri terapeutici, supervisione, ricerca.
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