
Oltre le parole
- Posted by Mauro Scardovelli
- Date 18 Luglio 2026
- Categorie IL BLOG, Inconscio, Psicologia
Le parole non raccontano sempre tutta la verità. Tono, sguardi e gesti possono dire molto di più, influenzando emozioni e relazioni senza che ce ne accorgiamo. Mauro ci accompagna a riconoscere questi segnali invisibili e a comprendere meglio ciò che accade davvero nella comunicazione (N. di R.).
La potenza della comunicazione non verbale
In che modo un ordinamento giuridico può creare un doppio legame nei confronti dei cittadini? Vediamolo insieme in questo paragrafo e nei successivi.
Un doppio legame, lo abbiamo visto, è un doppio comandamento senza uscita, perché i due comandi sono incompatibili tra loro. Una madre dice al figlio, con modalità di rimprovero: «Avvicinati! Non vuoi forse bene a tua madre?». Appena il figlio si avvicina, lei, con il suo atteggiamento non verbale, anche qui di rimprovero, gli comunica di allontanarsi.
Che cosa comprende il bambino? Che se si avvicina, sbaglia; se si allontana, sbaglia lo stesso. Se si avvicina, è punito; se si allontana, è punito ugualmente. Perché si crei un doppio legame, occorre che i due comandi non si pongano sullo stesso livello, ma che uno sia gerarchicamente superiore all’altro. Nel caso dell’esempio, i livelli sono differenti: uno è quello della comunicazione verbale (CV), l’altro
della comunicazione non verbale (CNV).
Quale dei due è di livello gerarchico più alto? Quello non verbale.
Perché?
Perché più primitivo, più profondo di quello verbale. In che senso?
Nel senso che è comprensibile anche da un bambino molto piccolo, che non conosce ancora il linguaggio. Anche un infante, o un animaletto, è in grado di distinguere un atteggiamento non verbale di apertura o di chiusura, di avvicinamento o di allontanamento, di approvazione o di rimprovero.
La CNV, essendo percepita a livello di risonanza empatica, non richiede una comprensione linguistica e nello stesso tempo comunica al bambino ciò che è più importante ai fini della sopravvivenza: l’emozione della madre. Emozione che lo induce a sua volta ad aprirsi o a chiudersi, ad avvicinarsi o a ritirarsi.
Possiamo quindi dire che la CNV della madre, non la CV, modula il comportamento emotivo di un bambino molto piccolo.
E quando il bambino cresce? Le cose cambiano poco: rimane sempre la CNV a modulare il comportamento emotivo del bambino, ovvero la danza relazionale con la madre.
E da adulti? Più o meno lo stesso. Un rimprovero verbale, che proviene da una persona con atteggiamento benevolo, non genera in noi preoccupazione, mentre la genera un complimento che proviene da una persona con atteggiamento malevolo. Gli studi sulla comunicazione umana hanno scoperto che la CNV conta per il 90%, mentre quella verbale solo per il 10%. In altre parole, la CNV agisce prevalentemente a livello inconscio emozionale, mentre la CV agisce a livello più conscio e razionale, a livello dell’Io-ragione.
Adesso si comprenderà meglio l’affermazione secondo cui l’Io-ragione è come una mosca che crede di guidare un elefante.
Riferimenti bibliografici

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Giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph.
Dal 2006 si occupa a tempo pieno di formazione, incontri terapeutici, supervisione, ricerca.
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