
La crisi dell’individuo prodotta dall’economia
- Posted by Mauro Scardovelli
- Date 10 Ottobre 2026
- Categorie COMPRENDERE L'ECONOMIA, IL BLOG
Quando le notizie economiche ci lasciano preoccupati, è facile pensare che certe decisioni siano troppo lontane per riguardarci davvero. Eppure entrano nelle nostre giornate, nelle rinunce e nel modo in cui immaginiamo il futuro. Questa lettura invita a fermarsi davanti a una domanda semplice: quale rapporto dovrebbe esserci tra le scelte economiche e il benessere delle persone? (N. di R.)
Perché noi italiani dovremmo avere paura dell’Unione Europea? Quali colpe abbiamo?
Un’unione dovrebbe essere una comunità, di popoli e di Stati, che aiuta i suoi membri. Li sostiene, li incoraggia, non li minaccia con sanzioni, non impone loro politiche economiche recessive, che portano a un netto impoverimento dei cittadini.
Un’unione dovrebbe far stare tutti meglio. Per questo, originariamente, siamo entrati nell’Unione Europea: questo ci è stato promesso.
Oggi siamo sul banco degli imputati. Le accuse sono: debito pubblico troppo alto dovuto a eccesso di spesa pubblica, dato che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, corruzione, bassa competitività.
Dobbiamo quindi continuare a tirare la cinghia per ripagare i debiti.
Ce lo sentiamo ripetere tutti i giorni. Ma è vero?
NO, è falso.
Noi abbiamo sempre fatto avanzo primario, lo Stato ha sempre speso meno di quanto incassava. E allora, da dove nasce il debito?
Sedetevi, rilassatevi. Ecco la verità che non viene mai detta: il debito è costituito tutto da interessi che abbiamo nei confronti di banche private. Debito che non riusciremo mai a pagare, nonostante stiamo svendendo le nostre industrie e le proprietà pubbliche. E da quando si è formato questo debito? A partire dal 1981, dal famoso divorzio tra la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro, avvenuto a seguito di una semplice lettera privata di Beniamino Andreatta a Carlo Azeglio Ciampi. Da allora lo Stato ha perso la sua sovranità monetaria. Da allora il principio cardine della nostra Costituzione democratica, la sovranità popolare, è evaporato, svanito nel nulla. Da allora a comandare non è più il Popolo, ma le banche e il sistema della finanza internazionale.
Con l’entrata nell’Unione Europea e nella moneta unica, le cose si sono ulteriormente aggravate.
Che significa perdere la sovranità monetaria? Significa che lo Stato non può più stampare la propria moneta non a debito, ma deve prenderla a prestito, cioè a debito, dalle Banche private, come un qualsiasi cittadino o impresa.
Nei dieci anni successivi al 1981, il nostro debito è raddoppiato, passando dal 60% del PIL al 120% e oltre.
L’informazione mainstream nega questa semplice verità, e ci racconta ogni giorno fatti ed eventi preoccupanti, generatori di tensione e ansia, che ci descrivono un mondo minaccioso, pieno di pericoli e di conflitti crescenti. Ci raccontano i sintomi, non le cause degli eventi. Non si vede via di uscita da questo incubo.
Questa parte del libro ha lo scopo di risvegliarci dall’incubo specificamente finanziario, creato ad arte da chi vuole dominarci e impoverirci, per restituirci la dignità di Popolo, sovrano nei propri confini, che persegue la pace e la giustizia tra le nazioni, come previsto nella nostra Carta Costituzionale. Un Popolo unito sotto la bandiera della propria Costituzione, di cui condivide i valori, non ha nulla da temere né dai mercati né da una falsa Unione al servizio della finanza internazionale.
Riferimenti bibliografici

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Giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph.
Dal 2006 si occupa a tempo pieno di formazione, incontri terapeutici, supervisione, ricerca.
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